Rifarei tutto: il mio percorso educativo fino ad oggi
Perché, anche nei momenti difficili, l’educazione resta una scelta di cuore
Se potessi tornare indietro e guardare il mio percorso dalla laurea a oggi, la domanda sarebbe inevitabile: rifarei le stesse scelte?
È una domanda che emerge soprattutto nei momenti di stanchezza, quando il lavoro educativo pesa, quando qualcosa non funziona come sperato o quando ci si sente poco riconosciuti.
La mia risposta, però, è sempre la stessa: sì, rifarei tutto.
Non perché sia stato un cammino lineare o semplice, ma perché ogni esperienza, anche la più complessa, ha contribuito a costruire la professionista che sono oggi.
Una scelta professionale nata da un bisogno profondo
Ho scelto di lavorare nell’educazione perché l’ho sentito mio fin dall’inizio.
Non è stata una decisione suggerita dall’esterno, né guidata da aspettative sociali. Era una spinta interna, un bisogno autentico di stare con le persone, di creare relazioni significative, di contribuire alla crescita dell’altro.
Il contatto umano, il lavoro condiviso, la possibilità di usare insieme mente, mani e cuore sono sempre stati il centro della mia motivazione.
Sapevo dove volevo essere ogni giorno: in un’aula, accanto ai bambini e ai colleghi, immersa nella realtà viva della scuola.
L’esperienza sul campo come vera formazione
Se oggi ho una visione chiara di scuola, è grazie al lavoro sul campo.
È lì che ho imparato davvero cosa significa educare.
Le esperienze quotidiane mi hanno permesso di costruire un’idea di scuola basata su ascolto, cura e presenza. Una scuola in cui l’adulto accompagna e sostiene, piuttosto che dirigere o controllare. Una scuola in cui il bambino è riconosciuto come persona, con tempi, bisogni ed emozioni propri.
Questa visione non nasce solo dallo studio teorico, ma dall’osservazione, dal confronto e anche dagli errori.
Le difficoltà come parte del percorso educativo
Come in ogni professione di cura, non sono mancati momenti di fatica.
Ci sono stati periodi di demotivazione, sensazioni di solitudine professionale, occasioni in cui mi sono sentita poco ascoltata o addirittura sminuita.
Ricordo ancora chiaramente una risata ricevuta dopo una proposta fatta con convinzione. Sono esperienze che lasciano il segno.
Con il tempo, però, ho compreso che molte di quelle idee avevano solo bisogno di maturare, di trovare il contesto giusto e le persone pronte ad accoglierle.
L’attesa, in educazione, è spesso parte del lavoro.
Crescere significa mettersi in discussione
Non ho sempre avuto risposte immediate.
Ho chiesto aiuto, ho cercato il confronto, ho accettato di sbagliare. Ho fatto scelte scomode e rinunciato, a volte, alle soluzioni più facili.
Questo percorso mi ha insegnato che lavorare con bambini, famiglie e colleghi significa essere disponibili a rimettersi in discussione continuamente.
Non si “arriva” mai davvero, perché l’educazione è un processo in continua trasformazione.
Competenze costruite nella relazione
Le competenze professionali che porto oggi con me non sono semplicemente acquisite, ma costruite.
Sono il risultato di esperienze vissute, relazioni incontrate, situazioni complesse affrontate nel tempo.
Chi lavora in ambito educativo sa bene che la formazione non finisce mai.
I bambini cambiano, le famiglie cambiano, la società evolve, e con essa anche la scuola.
Restare aperti al cambiamento è una responsabilità professionale.
Il potenziale della scuola oggi
La scuola contemporanea ha un potenziale enorme.
Un potenziale che a volte rimane nascosto, altre volte viene trascurato, altre ancora è in attesa di essere valorizzato.
Nel corso degli anni ho incontrato molte realtà scolastiche e tante colleghe, ognuna con il proprio stile e la propria visione.
Nonostante le differenze, ho riconosciuto un elemento comune: il desiderio autentico di fare la differenza nella vita dei bambini.
Ed è proprio da questo desiderio che nasce il cambiamento reale.
Ricominciare ogni volta, con rispetto
Ogni nuovo contesto mi ha richiesto di ricominciare.
Presentarmi, raccontare chi sono, spiegare cosa porto e quali valori guidano il mio lavoro.
Non è mai stato semplice, ma è stato necessario.
Ho imparato che l’efficacia educativa nasce dall’ascolto: osservare prima di intervenire, comprendere prima di proporre, collaborare prima di correggere.
Questo approccio costruisce fiducia e apre possibilità.
Un approccio che va oltre la scuola
Ciò che ho imparato nel mio lavoro non resta confinato all’ambito scolastico.
Ascolto, presenza e collaborazione sono competenze relazionali che influenzano ogni contesto: la famiglia, le relazioni professionali, la vita quotidiana.
Educare, in fondo, è un modo di stare nel mondo.
Un messaggio per chi oggi è in difficoltà
Se stai attraversando un momento di dubbio professionale, se ti senti stanca o scoraggiata, voglio dirti questo: è normale.
Fa parte del percorso educativo.
Ogni errore, ogni attesa, ogni fatica ha un valore, anche quando non è immediatamente visibile.
Il tempo, in educazione, è spesso un alleato silenzioso.
Oggi guardo il mio percorso con gratitudine.
E sì, rifarei tutto.
Perché è anche grazie a ciò che ho vissuto che oggi sono qui.
E posso continuare a fare questo lavoro con consapevolezza e passione.