Essere famiglia oggi: da carico mentale a squadra consapevole

Non sempre essere famiglia è come ce lo avevano raccontato.
Ci sono giorni in cui volersi bene non basta a sentirsi una squadra. Giorni in cui si parla tanto, ma ci si capisce poco. In cui ognuno fa del suo meglio e, nonostante questo, resta una sensazione di fatica, distanza, solitudine.

Il carico mentale non è solo una lista di cose da fare. È tutto ciò che teniamo in testa senza dirlo, aspettandoci che l’altro capisca. Sono i ruoli dati per scontati, le aspettative non condivise, le parole rimandate “a un momento migliore” che spesso non arriva.

Fare squadra in famiglia non significa dividere tutto a metà, né funzionare sempre in modo armonico. Significa imparare a fermarsi, guardarsi davvero e ripartire da una comunicazione più onesta e sostenibile. Significa riconoscere che in una squadra i ruoli sono diversi, ma tutti indispensabili.

A volte, basta un momento semplice per ricordarcelo. Come quando un bambino dice:
“Il momento migliore è quando siamo tutti a tavola, parliamo e ci facciamo le coccole.”

Questo articolo nasce da qui: dal bisogno di dare parole a ciò che spesso resta invisibile. Perché una famiglia prende valore solo quando ogni persona sente di farne parte davvero.

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